In Cisgiordania è in atto il più grande sfollamento forzato dal ’67

Un’ondata di violenza senza precedenti messa in atto dall’esercito israeliano e dai coloni in Cisgiordania sta causando il più grande sfollamento forzato dall’inizio dell’occupazione del 1967

In Cisgiordania è in atto il più grande sfollamento forzato dal ’67
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Umberto De Giovannangeli Modifica articolo

26 Febbraio 2025 - 16.51


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Una denuncia drammatica, documentata. “In Cisgiordania come a Gaza è in atto il più grande sfollamento forzato dal ’67”.

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Un’ondata di violenza senza precedenti messa in atto dall’esercito israeliano e dai coloni in Cisgiordania sta causando il più grande sfollamento forzato dall’inizio dell’occupazione del 1967. Come già accaduto a Gaza, anche qui le persone sono costrette ad andarsene, sono più di 40 mila, dall’inizio del cessate il fuoco, il numero più alto degli ultimi 58 anni.

 È l’allarme lanciato ieri da Oxfam, in seguito all’offensiva militare israeliana, che ha causato grande distruzione soprattutto nel nord della Cisgiordania.

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Un’operazione iniziata appena due giorni dopo il cessate il fuoco a Gaza con l’attacco a Jenin e che ora si sta estendendo anche ai campi profughi di Tulkarem, Nur Shams e El Far’a.

 “In tutta la regione le comunità palestinesi sono vittime di detenzioni arbitrarie, non possono muoversi, lavorare o andare a scuola. Assistono impotenti alla demolizione delle loro case e delle infrastrutture essenziali da cui dipendono. – afferma Paolo Pezzati, portavoce per le crisi umanitarie di Oxfam Italia – Siamo di fronte a un’escalation senza precedenti che il Governo israeliano sta portando avanti nella più totale impunità, sostenendo gli attacchi illegali dei coloni. Un’annessione de facto, che rende sempre più difficile per Oxfam e le altre organizzazioni umanitarie soccorrere gli sfollati, i cui bisogni aumentano di giorno in giorno. I nostri operatori e partner sono stati minacciati ai posti di blocco e gli è stato più volte impedito di consegnare aiuti fondamentali per la popolazione”. 

 Dall’inizio dell’operazione israeliana, lo scorso 21 gennaio, sono stati uccisi 51 palestinesi, tra cui sette bambini, e tre soldati israeliani. Nel campo profughi di Jenin, lo stesso giorno un attacco militare israeliano ha ucciso almeno 12 palestinesi e ha costretto oltre 20.000 persone a fuggire. Un giovane beneficiario di Oxfam ha raccontato che i militari hanno iniziato a sparare sulle persone, bruciato le case e distrutto le infrastrutture indispensabili inclusi gli ospedali, mentre le ambulanze sono rimaste bloccate per ore. Nel campo, che ora è praticamente deserto, le forze israeliane hanno allargato le strade e installato cartelli stradali in ebraico all’interno delle aree sgomberate.

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 “La situazione è gravissima. – aggiunge Suhair Farraj, Direttore di Women Media and Development, organizzazione partner di Oxfam – In passato si verificavano incursioni occasionali dell’esercito israeliano, ma mai niente di simile. Le chiusure e i posti di blocco rendono quasi impossibile la consegna degli aiuti. Per un viaggio di due ore, adesso ce ne vogliono dodici”.

 Anche l’intensificarsi degli attacchi illegali dei coloni israeliani rallenta la risposta umanitaria di Oxfam e dei suoi partner.

Le operazioni delle forze israeliane hanno inoltre danneggiato gravemente le infrastrutture idriche e sanitarie, privando decine di migliaia di persone dell’accesso all’acqua, aumentando come a Gaza il rischio di epidemie. L’agricoltura si è completamente fermata.

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 “Dal cessate il fuoco a Gaza, Israele ha impedito agli agricoltori di accedere ai loro terreni in tutta la Cisgiordania. – continua Abbas Milhem, Direttore Esecutivo Palestinian Farmers Union, partner di Oxfam- Solo questo mese, l’esercito israeliano ha ordinato l’esproprio di 1.000 acri (40 ettari, circa) per facilitare l’annessione e l’espansione degli insediamenti. Anche i coloni hanno intensificato i loro attacchi: si sono moltiplicate le aggressioni fisiche e a mano armata, i danneggiamenti, lo sradicamento e l’abbattimento di alberi. Un’escalation di violenza che sta costringendo un gran numero di persone ad abbandonare le aree agricole”.

 In questo momento inoltre l’esercito israeliano impedisce l’ingresso in molte aree rurali della Cisgiordania, tagliando fuori la popolazione da qualsiasi aiuto umanitario. Gerusalemme Est è chiusa ai palestinesi che vivono qui, dopo le nuove restrizioni imposte da Israele.

 “Israele sta attuando una strategia di annessione ben programmata. Nel giro di una notte, ad esempio, la circolazione tra le città viene paralizzata, imprimendo una grande pressione economica e sociale su comunità già in grave difficoltà. – conclude Pezzati – Vengono commesse violazioni dei diritti umani e del diritto internazionale sotto gli occhi del mondo, che resta in silenzio, rendendosi complice. Stiamo assistendo a quanto già accaduto a Gaza, Rafah e Deir Al-Balah. Per questo lanciamo un appello urgente alla comunità internazionale perché l’occupazione illegale e i crimini commessi da Israele non restino ancora impuniti, alle organizzazioni umanitarie sia permesso portare aiuti e sia garantito il diritto all’autodeterminazione del popolo palestinese”.

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 Così Oxfam. Cisgiordania, tra pogrom e apartheid. E il mondo sta a guardare. 

Note esplicative

  • Secondo le Nazioni Unite, la recente operazione militare israeliana in Cisgiordania ha costretto 40.000 palestinesi a sfollare. Fonte: Notizie Onu del 10 febbraio 2025.
  • Le cifre sul numero di vittime in Cisgiordania si basano sull’ultimo rapporto dell’’Ufficio per il Coordinamento degli Affari Umanitari (Ocha), del 20 febbraio 2025.
  • I dati sui posti di blocco e le restrizioni in Cisgiordania sono dell’Ocha
  • Secondo il Badil Resource Center, durante la seconda guerra arabo-israeliana del giugno 1967 circa 400.000 palestinesi sono stati sfollati. La metà erano rifugiati che furono sfollati nella parte di Palestina diventata poi Israele durante la guerra del 1948.
  • Le politiche di annessione di Israele includono l’espansione degli insediamenti, la confisca delle terre, la demolizione delle case palestinesi, il trasferimento forzato dei civili palestinesi e il trasferimento dei poteri amministrativi dalle autorità militari israeliane a quelle civili. L’organizzazione israeliana per i diritti Yesh Din ha raccolto progetti di legge e leggi che confermano la strategia di annessione. Fonte: (2025) Yesh Din Annexation Legislation Database.   
  • Nei nostri rapporti, l’espressione “politiche e misure di annessione rapida” viene utilizzata per descrivere l’attuazione veloce e sistematica di queste politiche, basata su prove e analisi sul campo. Riflette la nostra valutazione delle azioni che sembrano accelerare i processi che portano all’annessione de facto, una pratica ampiamente considerata contraria al diritto internazionale.
  • A febbraio, l’esercito israeliano ha emesso due decreti per confiscare più di 10.000 dunum (1.000 ettari) di terra nella Cisgiordania occupata. Definite “decisioni militari temporanee”, l’esercito sta prendendo di mira 8.734 dunum nelle aree di Tubas e 2.394 dunum in diversi villaggi a est di Ramallah.
  • Oxfam e i suoi partner hanno fornito acqua, pacchi alimentari, kit per l’igiene, coperte, tende, materassi e aiuti in denaro alla popolazione della Cisgiordania per l’acquisto di beni di prima necessità. Installando infrastrutture di protezione nelle case e nelle scuole e fornendo sostegno psicologico a donne e bambini traumatizzati.
  • Dal cessate il fuoco a Gaza del 19 gennaio 2025, è stato estremamente difficile per Oxfam e i suoi partner soccorrere la popolazione. Le restrizioni agli spostamenti hanno comportato un aumento dei costi operativi, ritardi nella consegna degli aiuti, perdita di forniture deperibili e maggiori rischi per la sicurezza degli operatori.  Le maggiori restrizioni agli spostamenti tra le Aree A, B e C hanno reso impossibile raggiungere i siti e le sedi dei nostri progetti. I partner hanno riferito che in decine di occasioni a causa dei posti di blocco le consegne di aiuti sono state ritardate di diverse ore o completamente bloccate e che il personale ha dovuto affrontare minacce alla propria sicurezza.

Oxfam. un marchio di serietà, nostra doverosa nota finale. . Non è uno spot. È la verità. 

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