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Mali, sequestrata una coppia italiana con il loro bambino: non si tratta di missionari

Alcune fonti locali parlano di "uomini armati" che nella notte hanno rapito i tre italiani più un cittadino congolese, mentre si trovavano nella città di Sinzina.

Mali, sequestrata una coppia italiana con il loro bambino: non si tratta di missionari

globalist

20 Maggio 2022 - 17.12


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Tre cittadini italiani e uno del Togo sono stati rapiti in Mali da “uomini armati”, Il rapimento sarebbe avvenuto a Sinzina, nel distretto di Koutiala, nel sud-est del Paese. 

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Gli italiani sequestrati sono una coppia e il loro bambino, e sembra appartengano al gruppo religioso dei Testimoni di Geova, come anche il togolese, secondo quanto riferisce il sito Africa Express.

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“Giovedì notte uomini armati hanno rapito tre cittadini italiani e un togolese”, ha detto una fonte della sicurezza maliana che vuole rimanere anonima, scrive l’agenzia Afp. 

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 L’Associazione dei Testimoni di Geova del Senegal, competente anche per il Mali, ha dichiarato che la coppia di italiani rapiti nel Paese africano assieme al loro bambino non erano sul posto per conto del movimento religioso.

“Attualmente non abbiamo alcun missionario, alcun religioso, Testimone di Geova in Mali”, ha detto per telefono all’ANSA da Dakar un portavoce dell’Associazione rispondendo a domande sul sequestro. E questo, ha premesso, «da quasi un anno».

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Ovviamente “esistono persone che sono testimoni di Geova in Mali come in molte altre parti del mondo, ma che noi non conosciamo personalmente; come ci sono molti cattolici sulla terra”, ha aggiunto il portavoce sottolineando che “non conosciamo i nomi e le nazionalità di ciascuno”. Comunque “ci stiamo informando per sapere chi siano queste persone”, anche se “al momento non abbiamo informazioni ufficiali da condividere”, ha concluso.

Dal 2012 il Mali è teatro di attacchi compiuti da gruppi jihadisti legati ad Al-Qaeda e all’Isis, oltre che di violenze di ogni tipo perpetrate da milizie e banditi che si proclamano formazioni di autodifesa.

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Questa violenza, iniziata nel nord nel 2012, si è estesa al centro, poi al vicino Burkina Faso e al Niger causando migliaia di morti tra civili e militari e centinaia di migliaia di sfollati, nonostante il dispiegamento di forze Onu, francesi e africane.

Un giornalista freelance francese di 47 anni che vive e lavora in Mali dal 2015, Olivier Dubois, è stato rapito nel Paese più di un anno fa. Era stato lui stesso ad annunciare il proprio sequestro in un video trasmesso sui social network il 5 maggio 2021: aveva spiegato di essere stato rapito l’8 aprile a Gao (nord) dal Gruppo di supporto per l’Islam e i musulmani (Gsim o Jnim), la principale alleanza jihadista del Sahel, legata ad Al-Qaeda e guidata dal leader tuareg maliano Iyad Ag Ghaly. Il 13 marzo scorso era circolato sui social un video che mostra un uomo che sembra essere il giornalista francese e che si rivolge ai suoi parenti e al governo di Parigi.

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