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Così parlò Ibrahimovic: io leone in una squadra di micetti

Lo sfogo dello svedese contro i suoi compagni del Manchester United: "Qualunque posto dopo il primo posto è un fallimento"

Zlatan Ibrahimovic
Zlatan Ibrahimovic

globalist

5 Aprile 2017 - 11.31


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Zlatan Ibrahimovic, autore del rigore del pareggio in extremis contro l’Everton, si sfoga a BT Sports contro i suoi compagni del Manchester United: “Quando sei parte di una squadra vuoi sempre fare qualcosa di utile, al momento non ci sono riuscito, sento molta responsabilità e pressione su di me. Non sono riuscito a vincere la partita, solo io. Sono un leone in mezzo a dei micetti”.

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Ibrahimovic ha parlato poi della delciata situazione dei Red Devils in campionato, con una frecciata alla sua ex squadra, il Milan: “La classifica non mente, siamo dove meritiamo di stare. Non ricordo neanche l’ultima volta in cui sono arrivato secondo. Ero al Milan: era la prima posizione degli ultimi, non mi piace. E’ stato un fallimento, qualunque cosa dopo il primo posto è un fallimento. Abbiamo altri trofei da giocare, stiamo facendo il meglio che possiamo e vogliamo fare di più”.

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Interrogato su chi sia il miglior attaccante della Premier, Ibra ha detto: “Mi piace una punta che faccia la differenza. Lukaku è forte, è un giocatore fisico che segna molti gol. Aguero è bravo. Perché non mi sono citato? I leoni non si paragonano con gli umani…”.

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E poi uno sguardo al futuro: “Ho 35 anni, un sacco di cose devono essere risolte. Non è come quando ne avevo 20 e davanti avevo altri 5-10 anni, probabilmente ho davanti uno, due o tre anni. Tutto dipende da quello che si vuole e da quello che il club vuole, dalla visione del club. Ho detto fin dal primo giorno che non sono venuto qui per perdere tempo, sono venuto qui per vincere. Se avessi qualcosa da dire lo avrei già detto, non c’è nulla da dire. Stiamo parlando, non ci sono novità. Vediamo cosa accadrà, non c’è ancora nulla di fatto. Non dipende da come andrà in campionato o in Europa League. Sono venuto qui anche senza Champions e con la squadra per quella che era, una squadra che non era favorita per vincere il titolo. Ma sono venuto ugualmente, per dare una mano, per fare quello di cui sono capace e rendere le cose migliori, portare la squadra e il club più in alto. Ripeto, vediamo cosa succede”.

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