Matteo Salvini torna all’attacco dell’Unione Europea e lo fa con un post al vetriolo sui social:
“Quella di von der Leyen e Macron non è la nostra Europa. La Lega ha le idee chiare: l’Italia deve essere il ponte tra Ue e Stati Uniti perché il vero nemico per le aziende italiane oggi non è Trump, ma le folli imposizioni di Bruxelles”.
Uno schiaffo diretto alla presidente della Commissione e al leader francese, ma anche un messaggio ben preciso per gli alleati di governo, a partire da Giorgia Meloni e Forza Italia.
Il duello con Tajani e la spallata a Meloni
Non è un mistero che le posizioni di Salvini sull’Europa siano sempre più distanti da quelle di Antonio Tajani, il ministro degli Esteri di Forza Italia, che continua a difendere la necessità di restare nel solco dell’UE. Le tensioni tra Lega e FI sono esplose nelle ultime settimane, con Tajani che ha ribadito il suo sostegno a Ursula von der Leyen per un secondo mandato alla guida della Commissione. Salvini, invece, sta giocando su un altro campo: quello del sovranismo duro e puro.
Ma il vero obiettivo del leader leghista potrebbe essere un altro: mettersi di traverso a Giorgia Meloni. Se la premier cerca di accreditarsi come interlocutrice affidabile a Bruxelles e punta a un ruolo di peso nella prossima legislatura europea, Salvini invece fa il contrario. Strizza l’occhio a Marine Le Pen, rafforza l’asse con Viktor Orbán e si posiziona come leader dell’opposizione interna alla maggioranza, pronto a far saltare il banco se necessario.
Lega in crisi, ma Salvini gioca la carta anti-UE
I sondaggi non sorridono alla Lega, in affanno rispetto a Fratelli d’Italia, e Salvini ha bisogno di rilanciare la sua leadership. E quale miglior grimaldello se non l’antieuropeismo? Il messaggio è chiaro: la vera battaglia non è contro Trump o gli Stati Uniti, ma contro “le follie di Bruxelles”. Un modo per riconquistare quell’elettorato deluso che ha visto il Carroccio appiattirsi troppo sulle posizioni del governo.
Nel frattempo, l’Europa si avvicina alle elezioni e la partita si fa sempre più calda. Salvini ha già scelto da che parte stare: fuori dall’establishment, in aperta sfida con Bruxelles e, se serve, anche con Meloni. La domanda ora è: fino a che punto spingerà il braccio di ferro?
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