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Orfini: "Al referendum dobbiamo votare No. Al Pd manca il coraggio di essere radicalmente alternativo alla destra"

Il Pd al governo ha da gestire l'epidemia, la ripresa economica del Paese, la questione immigrazione e i giovani sempre più lontani dalla politica. Intervista a Matteo Orfini.

Matteo Orfini
Matteo Orfini

Claudia Sarritzu

3 Settembre 2020 - 13.40


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Il Partito Democratico al governo ha da gestire l’epidemia, la ripresa economica del Paese, la questione immigrazione e i giovani sempre più lontani dalla politica. Ma anche un alleato populista come il M5s e un presidente del Consiglio che era stato presidente anche con Salvini. 
Per questo è sotto gli occhi di tutti, soprattutto degli elettori del centro sinistra, che i democratici siano “nel pallone” riguardo molte tematiche.
La prima che voglio citare è il referendum sul taglio dei parlamentari. Il vostro è un Sì ma anche un No. Su una questione così importante, cioè il taglio effettivo della democrazia, è normale che per fare contento l’alleato grillino, il partito rinunci ad avere una linea chiara?
No, non è normale. Per tre volte abbiamo votato in Parlamento contro questo taglio. Nell’ultimo passaggio Zingaretti ci ha chiesto di votare a favore sulla base di un accordo che prevedeva una nuova legge elettorale e una serie di modifiche costituzionali che inserissero il taglio in una più complessiva e accettabile riforma. Dopo quasi un anno niente è stato rispettato di quell’accordo. E quindi la normalità e la logica vorrebbe che il Pd votasse no. Spero ancora che nella direzione convocata il 7 Zingaretti corregga l’errore compiuto e scelga il No.
Secondo tema: immigrazione. Dire che gli hotspot sono al collasso e che stare in 1000 dove si può stare solo in 100 sia disumano, è di sinistra o di destra?
Direi che è un’ovvietà. Il problema è che stiamo discutendo di una emergenza creata dall’incapacità di gestione del Viminale.
E’ possibile che non si comprenda che bisogna affrontare in modo deciso e immediato la questione perché l’emergenza umanitaria non diventi anche emergenza sanitaria?
Appunto. Siamo di fronte a numeri complessivi assolutamente gestibili. A patto che non vengano scaricati sulle comunità di arrivo, come Lampedusa e Pozzallo. Un paese di 60 milioni di abitanti è perfettamente in grado di gestire poche migliai di arrivi. Ma deve distribuirli in modo sicuro e ordinato. Lo abbiamo sempre fatto e abbiamo gestito senza problemi numeri assai superiori.
Tenere ancora i decreti sicurezza non è razzista come averli introdotti? È sicuramente un errore. Reso ancor più grave dall’ipocrisia dei continui annunci sul loro superamento. Doveva essere la prima cosa da fare a settembre, stando all’accordo di maggioranza. E invece già si parla di rinvio a ottobre. Evidentemente su questo il governo non ha così chiara la necessità della discontinuità. D’altra parte Conte quei decreti li ha varati, capisco il suo imbarazzo. Ma non comprendo l’arrendevolezza del Pd su questo.
Terzo punto: la scuola. Sono certa che molti di voi (anche se non potete ammetterlo pubblicamente) sono sconcertati dall’operato della ministra Azzolina, quali sono le sue previsioni? Non ho avuto alcuna difficoltà a criticare pubblicamente la Azzolina e ho votato contro il decreto nel quale si rifiutò di stabilizzare i precari della scuola. Credo che quel ministero possa e debba funzionare meglio, ma ora dobbiamo lavorare tutti per raggiungere l’obiettivo dell’apertura in sicurezza delle scuole. Non è questo il tempo delle polemiche. Poi faremo tutte le valutazioni del caso.
Si chiude a ottobre?
Dobbiamo lavorare perché non si chiuda più. Ma serve grande collaborazione e senso di responsabilità da parte di tutti.
Quarto punto: il virus. Decidono tutto i virologi o il partito ha una idea per gestire la convivenza col covid senza far fallire il Paese?
I dati ci dicono che siamo tra i paesi che hanno gestito meglio l’emergenza. E questo è avvenuto perché abbiamo tenuto conto dei pareri scientifici. Chi ha fatto scelte diverse sta pagando un prezzo altissimo.
Quinto tema: le nuove generazioni. La sinistra da Berlusconi in poi invece che formulare delle proprie idee fa da rimorchio dell’avversario di turno che odia e dice l’esatto contrario  (l’immigrazione ne è un esempio, “accogliamo tutti, ma poi li teniamo come bestie nei centri d’accoglienza e questa non è accoglienza ma ipocrisia).
La sinistra deve avere il coraggio di essere radicalmente alternativa alla destra. Anche quando è difficile, come sull’immigrazione. È un dovere salvare chi scappa da una guerra o dalla povertà. Ma non basta limitarsi a questo, servono politiche di integrazione. Ce ne erano di efficaci, ma Salvini le ha smantellate. Gli sprar superavano il modello negativo che lei descrive, ma sono stati demoliti dai decreti sicurezza.
La Lega è mezzo -negazionista? Sicuramente il suo leader non ha aiutato in queste settimane a promuovere comportamenti responsabili. 
Cosa si fa con i giovani e la movida? Si colpevolizza chi va in discoteca o chi semplicemente è ritornato a vivere svolgendo attività legali che il governo ha consentito lasciando questi giovani alla Destra?
Non si tratta di criminalizzare nessuno. Ma di far comprendere che dobbiamo e vogliamo tornare a vivere, ma possiamo farlo solo mantenendo delle precauzioni semplici. Usare correttamente la mascherina, mantenere un adeguato distanziamento, lavarsi le mani. Non mi pare siano indicazioni così incredibili e non serve un grande sforzo per rispettarle.
Il Pd ha la reale volontà di costruire con i giovani un dialogo e un percorso per coinvolgerli nelle scelte del Paese o siamo soltanto di impiccio?
I giovani pagano un prezzo molto alto a questa crisi perché sono meno tutelati di altri. Per rimetterli al centro di un progetto di rilancio del paese non servono dichiarazioni, ma fatti. E soprattutto diritti. Diritto allo studio, diritto a un lavoro dignitoso e stabile, diritto alla casa e via dicendo. È la negazione di questi diritti che crea una condizione di emarginazione.
Pensa di aver sbagliato qualcosa nel periodo di presidenza nel Pd con Renzi Segretario?
Figuriamoci, sono stati quasi 5 anni e chi non commette errori in un periodo così lungo? Ma rivendico di aver portato ogni decisione, anche le più delicate, in discussione negli organismi che presiedevo e di aver sempre chiesto e ottenuto il rispetto di quelle scelte che assumevamo insieme. E sono orgoglioso di aver portato da presidente il Pd nei luoghi della sofferenza e della marginalità: nelle baraccopoli, nei luoghi dello sfruttamento del lavoro, nelle periferie più estreme e abbandonate, a fianco degli ultimi.

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