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Crisanti non si fida dei numeri dei positivi al Covid: "La crescita dei tamponi non è indicativa". Ecco perché...

Il professore ordinario di microbiologia all'Università di Padova: "Se abbiamo 80/100 decessi negli ultimi 4-5 giorni vuol dire che 15-20 giorni fa i contagi non erano 8/9mila, ma perlomeno 35/40mila".

Crisanti non si fida dei numeri dei positivi al Covid: "La crescita dei tamponi non è indicativa". Ecco perché...
Andrea Crisanti, professore ordinario di microbiologia all'Università di Padova

globalist

14 Dicembre 2021 - 09.49


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Il Covid sta viaggiando molto veloce nel nostro Paese ma la campagna vaccinale, che ha accelerato mostrando dati molto positivi, sta arginando un po’ il virus: ma questi dati potrebbero essere falsati. Da cosa?

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Andrea Crisanti, professore ordinario di microbiologia all’Università di Padova, non si fida dei numeri attuali dei positivi al Covid. E ha spiegato perché secondo lui i contagi “reali” potrebbero essere molti di più rispetto a quelli che vengono censiti nel bollettino quotidiano del ministero della Salute.

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Secondo Crisanti, la crescita dei tamponi analizzati in Italia (fino a mezzo milione al giorno) non è indicativa: “Lo dice il numero dei decessi, che in media avvengono a 15-20 giorni dall’infezione – ha spiegato in un’intervista al Fatto Quotidiano -. Se abbiamo 80/100 decessi negli ultimi 4-5 giorni vuol dire che 15-20 giorni fa i contagi non erano 8/9mila, ma perlomeno 35/40mila”.

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Crisanti argomenta la sua tesi: “Da allora è probabile che siano saliti, fino ai 50 o 70mila casi che vediamo in altri Paesi Ue. La mortalità del covid oggi è circa il 2 per mille in una popolazione con il 70/80 per cento di vaccinati, era l’1 per cento ed è scesa di quattro/cinque volte. Bisogna dividere i decessi per due e moltiplicare per mille”. Secondo Crisanti, i tamponi rapidi “sottostimano, hanno una sensibilità che a seconda dell’operatore e del test utilizzato va dal 50 al 70 per cento, quindi dà fino al 50 per cento di falsi negativi. Così mandano in giro persone infette”.

E la variante Omicron? Per il professore di Padova non è detto che debba prevalere: “Certamente ha una trasmissibilità elevata, perché altrimenti non l’avremmo vista diffondersi: quella della Delta infatti è altissima, come la varicella – spiega -. Dicono in Gran Bretagna e Danimarca che prevarrà in sette giorni. Se si conferma vuol dire che ha una trasmissibilità maggiore, oppure una trasmissibilità maggiore in presenza di vaccinati. E in effetti la Omicron può infettare persone vaccinate pur causando una malattia lieve”.

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