“Solo alla fine della fase tre potremo vedere tutti i dati e fare una valutazione completa […]. Ci vorrà ancora un mese. Poi il risultato della sperimentazione andrà vagliato dall’authority americana sia per l’efficacia che per la sicurezza”. Lo dice, in un’intervista a La Stampa, l’immunologa dell’Università di Padova Antonella Viola.
Viola sottolinea che Pfizer-Biontech è “un vaccino promettente per varie ragioni”:
“Prima di tutto, rispetto a quello di Oxford, sembra proteggere non solo dai sintomi, ma anche dall’infezione. E poi è semplice, economico, duttile se il virus mutasse, e utilizzabile a temperatura ambiente. Si basa su un pezzetto di Rna che serve a produrre la proteina Spike, il principale antigene del virus […]. Se tutto andrà bene entro l’anno produrranno 50 milioni di dosi, ma bisogna vedere a chi le daranno. Probabilmente il primo mercato saranno gli Stati Uniti e in Italia arriverà in primavera”.
L’immunologa sottolinea infine il nodo dell’organizzazione e delle tempistiche necessarie a distribuire il vaccino in Italia. “Vaccinare un Paese non è un’operazione facile”, avverte.