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Signor ministro Salvini, non si irride la famiglia di un ragazzo ucciso

Lettera aperta al Ministro degli Interni. Che nonostante un'inchiesta della Procura mortifica il lavoro dei giudici e il dolore dei familiari di Jefferson Tomalà, ammazzato da un agente con sei proiettili

Jefferson e la moglie
Jefferson e la moglie

globalist

15 Giugno 2018 - 17.39


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di Riccardo Valdes

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Signor ministro, Lei oggi è a capo degli Interni, un posto di responsabilità importante. In quanto tale Lei non è solo il ministro degli uomini e delle donne in divisa ma anche dei semplici cittadini, Lei è il garante dei nostri diritti civili. E’ diritto della famiglia di un ragazzo di 20 anni che ha perso la vita per l’intervento degli agenti di Genova chiedere conto di quanto accaduto. Colpito con sei proiettili, signor ministro. Non uno, non di striscio, non per caso. Un ragazzo con un problema di Tso, non un terrorista dell’Isis. 
C’è un’inchiesta sulla tragedia accaduta in via Borzoli, c’è una indagine della Procura che vuole chiarire se ci sia stato un eccesso di difesa da parte dell’agente, i cui esiti vanno rispettati. Andrebbero almeno, perché lei non è più il capo della Lega che irride i familiari di Stefano Cucchi. Lei è un ministro della Repubblica, ora. La nostra, anche dei familiari di Jefferson Tomalà che era un regolare, un elettricista, non un criminale. Si rilegga ministro Salvini, lei sta consegnando una green card alle forze dell’ordine che hanno comunque, a suo dire, sempre ragione. Ci sono dei referti però. Ci sono gli avvocati del ragazzo, Andrea e Maurizio Tonnarelli che si chiedono se fosse veramente necessario sparare: “Il giovane non era un delinquente, gli agenti in casa erano almeno otto e lui è stato colpito ad altezza uomo , non alle parti basse o alle braccia per disarmarlo”.
Ma lei signor ministro ha già chiuso l’inchiesta. Ha detto: “Capisco il dolore della madre ma io sto con chi indossa la divisa e che in questo caso ha fatto solo il suo dovere. Sono andato dall’agente ferito. Gli ho portato l’affetto di 60 milioni di italiani. A lui, alla moglie e alla figlia. E’ fondamentale che chiunque indossi la divisa sappia che il Paese è con lui”. Il poliziotto è in ripresa, Jefferson è morto. Neanche una parola di pietas per una vita giovane, spezzata? La famiglia di Tomalà, la mamma e la moglie, non l’hanno voluta incontrare. Ancora, illuminanti le sue parole: “Se non avesse accoltellato una, due, tre, quattro, cinque, sei volte una persona che sta facendo il suo lavoro oggi sarebbe vivo e vegeto su questa terra”.
Signor ministro lei sta mortificando in un colpo solo la Giustizia in Italia e una famiglia che ha perso un figlio, un marito, un fratello. A cosa, a chi serve dividere ancora di più in due, in tre, in mille pezzi questo Paese? Chi lo rincollerà dopo di Lei?

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