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Fiera di essere lesbica: solo l'omofobia è un abominio

Replica a Nausicaa Della Valle. Nessuno può permettersi di dire che l'omosessualità è abominio. Per più di 30 anni mi sono battuta per i diritti civili. Sono felice, orgogliosa. E cammino a testa alta

Ragazze al Gay Pride
Ragazze al Gay Pride

Delia Vaccarello

22 Dicembre 2017 - 16.12


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Nessuno si deve permettere di dire che l’omosessualità è un abominio. È illegittimo. Lo ha fatto Nausicaa Della Valle, inviata di Quinta Colonna. Rigettiamo con forza al mittente questa cascata di odio dai toni che ricordano la propaganda nazista. L’orientamento sessuale puo mutare nel corso della vita, nulla di strano. Ma dirsi liberati dall’abominio, dire di aver avuto proprio bisogno delle parole di un telepredicatore per iniziare la conversione, oltre ad essere espressione di fanatismo, somiglia alla pura follia. E potremmo anche riderci sopra se non fosse che toni e argomenti simili fanno ancora presa su una certa platea fomentata da agenzie che non hanno nulla a che vedere con la religione. E che si rivelano megafoni di quanto di più oscurantista possa essere detto sul delicato argomento della sessualità.
Ho condotto per più di 30 anni una battaglia di liberazione ispirata dai valori più alti su cui si fonda la società civile: rispetto, conoscenza basata su dati scientifici, diritto di ciascuno alla felicità e ad avere leggi che ne siano una buona cornice. L’Organizzazione mondiale della sanità ha depennato nel secolo scorso la omosessualità dall’elenco delle malattie mentali. Le leggi di moltissimi stati sanciscono la parità tra lesbiche, gay ed etero. Ancora, sebbene qualcuno si ostini a strillare di guarigione, è fuori luogo usare tale termine. Non c’è malattia, dunque neanche necessità di cura. Nessuno può forzare un essere umano a cambiare il proprio orientamento sessuale, gli invasati che ci hanno provato, utilizzando il lessico e i mezzi della Nausicaa e del telepredicatore, ed edificando i lager della repressione sessuale, hanno fallito miseramente.
Dinanzi a tale miseria umana e della intelligenza non possiamo che dire basta. Basta, tacete. Non arruolate piu nessuno nel vostro esercito del bigottismo. Abbiamo condotto una grande battaglia civile per sconfiggere l’omofobia che si nutre di sessuofobia.
E il mondo ringrazia quanti come me hanno sostenuto che la costrizione, il nascondimento, la mortificazione dei legami omosessuali fossero una vergogna per la società civile.
Molti di noi , me compresa, hanno dato per questo i migliori anni della propria vita.
E adesso la gioia che proviamo nel vedere più diffusa la serenità nelle giovani generazioni, nel vedere che loro hanno uno Stato che protegge i progetti di vita, allarga il cuore e ci fa camminare a testa alta. Noi non abbiamo bisogno di un padrone per vivere la sessualità e la affettività, non abbiamo bisogno di parole forti come abominio per narrare di mortificanti e impossibili conversioni.
Abbiamo lottato con generosità per una società più giusta, dove un ragazzo o una ragazza omosessuali possano crescere senza diventare vittima del bullismo, che sia messo in atto dal compagno o dal fanatico predicatore di turno. Una società che permetta una vecchiaia serena a tutti, omosessuali compresi.
E mentre adesso raccogliamo i frutti , non permettiamo che nessuno sporchi le nostre alte conquiste di civiltà.
Che taccia Nausicaa, ” ex attrice , ex allergica, ex bulimica”…. Così come viene definita. E diciamo no, non può definirsi ex omosessuale, l’orientamento sessuale non è una confessione, né una professione, non è imposto da nessuno. Che sia omosessuale o etero, è una libera espressione della personalità. Ma se invece come Nausicaa dalla omosessualità ci si sente liberati come se fosse il demonio , è chiaro anche ai sassi di cosa stiamo parlando.
Semplice: Nausicaa non sa cosa voglia dire avere un orientamento sessuale. Colleziona “ex condizioni” di vita e induce forti sospetti. In ogni caso le sue parole dimostrano la profonda disperazione con cui si accosta all’ amore. E la siderale lontananza da qualsivoglia autentica voce della società civile nonché dello spirito.

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