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Migranti e gas: così la Russia destabilizza la Libia ai danni dell'Italia e dell'Europa

L'invasione dell'Ucraina è coincisa con la fine del governo di unità nazionale in Libia e la Russia che ha ripreso di fatto il controllo della Cirenaica

Migranti e gas: così la Russia destabilizza la Libia ai danni dell'Italia e dell'Europa
Il generale libico Haftar e Putin

Giorgio Benigni

29 Luglio 2022 - 16.46


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Febbraio 2022. La Russia invade l’Ucraina. Febbraio 2022 in Libia il parlamento di Tobruk che risponde alla parte orientale del paese, la Cirenaica elegge un nuovo Primo Ministro, Fathi Bashaga, e dichiara esaurito il mandato del precedente premier di unità nazionale Abdel Hamid Dbeiba. Proprio il 24 febbraio, il giorno dell’inizio
dell’invasione, Bashaga formalizza la costituzione del suo governo.

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Si può credere alle coincidenze fortuite, ma quanto sta avvenendo in Europa e nel mondo, e in generale il sistema delle relazioni internazionali non lascia molto spazio alla casualità. E’ tutto strettamente razionale. Innanzitutto la tempistica. Quale sarebbe dunque la connessione tra lo scatenamento dell’”operazione militare
speciale” e il ritorno della divisione in Libia tra Cirenaica e Tripolitania?

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Per rispondere a questa domanda bisogna cogliere la dimensione effettiva della sfida posta dalla Federazione Russa. La guerra di conquista mossa nei confronti dell’Ucraina è sicuramente una parte ma non esaurisce la portata del disegno. Per tornare ad essere una potenza mondiale la Russia deve disarticolare l’Europa, convincere che gli interessi nazionali di ciascun paese siano tutelabili meglio da se stessi e da relazioni bilaterali che dall’Unione europea.

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Bene, ora vediamo cosa c’entra la Libia in tutto questo. La Russia è entrata in Libia nel 2011 insieme all’Egitto per gestire il processo di sostituzione della leadership gheddafiana. Il suo referente è sempre stato un generale, Kalifa Haftar, il capo de facto della Cirenaica.

Del resto generale è il capo di stato egiziano Al Sisi, e generali sono i capi di molti paesi del Sahel che hanno vissuto lo scorso anno una serie cospicua di colpi di stato a cominciare dal Mali dove la sicurezza nazionale è garantita dalla milizia paramilitare russa Wagner, presente anche in Libia.

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Ed ecco il punto. La presenza di milizie paramilitari straniere in Libia è una delle ragioni della mancata celebrazione delle elezioni politiche il 24 dicembre 2021. La Russia non lavora alla stabilizzazione e pacificazione nazionale della Libia ma piuttosto al suo contrario. Questo perché una Libia instabile e insicura, dove non
esiste il monopolio dell’uso legittimo della forza, produce due importanti conseguenze: non governo dei flussi migratori e razionamento delle forniture di gas naturale. Entrambe le conseguenze riguardano un determinato paese: l’Italia.

Per quanto riguarda l’approvvigionamento di gas naturale, stando ai dati pubblicati mensilmente dal ministero, ci sono due Paesi che nell’anno 2022 hanno drasticamente ridotto le loro forniture all’Italia: la Russia del 37% e la Libia del 27%. Ma questo dato dice poco, perché il calo dalla Libia avviene in un contesto già di sotto
utilizzo del gasdotto GREENSTREAM. Parliamo di una infrastruttura che potrebbe far arrivare in Italia 10 mld di Mc di gas Naturale ma che l’anno scorso ne ha fatti arrivare 3 e quest’anno se le cose continuano ad andare in questo modo si arriverà a 2.

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Ci sarebbero quindi 8 mld di Mc di gas disponibili all’anno che a causa della situazione politica in Libia non possono essere immessi nella rete italiana. Con una Libia stabilizzata la sostituzione del gas russo
sarebbe operazione molto più agevole e alla portata ma con una Libia per metà governata dalla Russia questa operazione non diventa possibile.

Per quanto riguarda i flussi migratori dalla Libia tra il giugno 2021 e il giugno 2022 si registra un aumento degli arrivi da 20.000 a 27.000. Numeri in sé assolutamente gestibili ma comunque potenzialmente soggetti ad una speculazione mediatico allarmistica, soprattutto in ottica elettorale.

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Del resto il partito che promette una campagna su questo tema è proprio la Lega Salvini, notoriamente il
partito più filorusso del sistema politico italiano. La regolazione indiretta dei flussi migratori dalla Libia all’Italia da parte della Russia, diventa quindi, nella geopolitica contemporanea, un modo efficace per interferire sensibilmente e in modo decisivo, nelle elezioni politiche del nostro paese e quindi per determinarne le
scelte e gli indirizzi futuri.

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