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Un mondo marcio e l'interminabile Spoon River dei bimbi uccisi, violati, reclutati, nelle guerre

Tra il 2005 e il 2020 oltre 104.100 bambini sono stati uccisi o mutilati in situazioni di conflitto armato; oltre 93.000 bambini sono stati reclutati almeno 25.700 bambini sono stati rapiti, stuprate e costretto al matrimonio almeno 14.200 bambini

Un mondo marcio e l'interminabile Spoon River dei bimbi uccisi, violati, reclutati, nelle guerre
Bambini soldato

Umberto De Giovannangeli Modifica articolo

29 Giugno 2022 - 16.31


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Leggete tutto di un fiato quei dati. E poi immaginate che dietri quei numeri, scioccanti, ci sono storie, volti, di bambini a cui assieme all’infanzia è stata sottratta la vita. Una interminabile Spoon River che racconta in quale mondo viviamo. Un mondo marcio.

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Tra il 2005 e il 2020 oltre 104.100 bambini sono stati uccisi o mutilati in situazioni di conflitto armato; oltre 93.000 bambini sono stati reclutati e utilizzati da parti in conflitto; almeno 25.700 bambini sono stati rapiti da parti in conflitto; le parti in conflitto hanno stuprato, costretto al matrimonio, allo sfruttamento sessuale e perpetrato altre gravi forme di violenza sessuale su almeno 14.200 bambini; le Nazioni Unite hanno verificato oltre 13.900 episodi di attacchi contro scuole e ospedali e 14.900 episodi di diniego di accesso umanitario per i bambini dal 2005.  Tra il 2016 e il 2020, la media globale giornaliera di gravi violazioni verificate ha raggiunto il dato allarmante di 71. Tra il 2016 e il 2020, il 79% di tutte le vittime fra i bambini accertate – ovvero circa 41.900 bambini – si è verificato in sole cinque situazioni: Afghanistan (30%), Israele e Stato di Palestina (14%), Siria (13%), Yemen (13%) e Somalia (9%). 

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Agghiacciante.

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Secondo un nuovo rapporto dell’Unicef , l’Agenzia delle Nazioni Unite per l’Infanzia, tra il 2005 e il 2020, le Nazioni Unite hanno verificato oltre 266.000 gravi violazioni contro i bambini commesse da parti in conflitto in oltre 30 situazioni di conflitto in Africa, Asia, Medio Oriente e America Latina. Questo dato rappresenta solo una parte delle violazioni che si ritiene siano accadute, dato che l’accesso e la sicurezza limitati, fra l’altro, e la vergogna, il dolore e la paura di cui risentono spesso i bambini e le famiglie sopravvissuti complicano la denuncia, la documentazione e la verifica di gravi violazioni contro i bambini in situazioni di conflitto armato. 

Il rapporto “25 anni di bambini e conflitti armati: intraprendere azioni per proteggere i bambini in guerra” – rileva che tra il 2005 e il 2020 sono stati verificati oltre104.100 casi di bambini uccisi o mutilati in situazioni di conflitto armato, oltre 93.000 bambini sono stati reclutati e utilizzati da parti in conflitto; almeno 25.700bambini sono stati rapiti da parti in conflitto; le parti in conflitto hanno stuprato, costretto al matrimonio, sfruttato sessualmente e perpetrato altre gravi forme di violenza sessuale su almeno 14.200bambiniLe Nazioni Unite hanno verificato oltre 13.900 episodi di attacchi contro scuole e ospedali e non meno di 14.900 episodi di diniego di accesso umanitario per i bambini dal 2005.  

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“Questo rapporto mette in luce nei termini più crudi possibili l’incapacità del mondo di proteggere i suoi bambini da gravi violazioni durante i conflitti armati,” dichiara Catherine Russell, Direttore generale dell’Unicef.“Le gravi violazioni devastano bambini, famiglie e comunità – e lacerano il tessuto sociale, rendendo ancora più difficile ripristinare e sostenere la pace, la sicurezza e la stabilità. Dobbiamo rifiutare di accettare le violazioni contro i bambini come risultato inevitabile della guerra.” 

Basato su 16 anni di dati del Rapporto Annuale sui bambini e i conflitti armati del Segretario Generale delle Nazioni Unite, il rapporto mostra l’impatto che i conflitti armati hanno avuto sui bambini, presentando lo stato delle gravi violazioni nel mondo e nel tempo. Il rapporto esamina come le informazioni sui modelli documentati di gravi violazioni vengano utilizzate per rispondere ai bisogni dei bambini e come l’impegno con le parti in conflitto – attori statali e non statali – consenta di porre fine e prevenire le gravi violazioni.

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Il numero annuale di violazioni verificato è gradualmente aumentato dal 2005 superando le 20.000 l’anno per la prima volta nel 2014 e raggiungendo le 26.425 nel 2020. Tra il 2016 e il 2020, la media globale giornaliera di gravi violazioni verificate ha raggiunto il dato allarmante di 71. Il numero elevato di violazioni osservate negli ultimi anni dimostra il drammatico impatto che i conflitti armati – e le sempre più complesse e protratte crisi di protezione-  hanno sui bambini.  

Il rapporto rileva che molti bambini subiscono più di una violazione, incrementando la loro vulnerabilità. Per esempio, il rapimento è spesso collegato ad altre violazioni, in particolare al reclutamento e all’utilizzo dei bambini e alla violenza sessuale. I bambini – soprattutto le ragazze – che sono stati rapiti e/o associati a parti in conflitto sono esposti a elevati rischi di violenza sessuale, compresi lo stupro, lo sfruttamento sessuale e il matrimonio forzato. 

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Il rapporto mostra che le gravi violazioni sui bambini sono state commesse da tutte le parti in conflitto, sia da attori statali sia non statali. Tra il 2016 e il 2020, gli attori statali – comprese le forze e le coalizioni nazionali e internazionali – sono stati responsabili di almeno il 26% di tutte le violazioni, mentre gli attori non statali di circa 58% di tutte le violazioni verificate, sottolineando l’importanza di coinvolgere tutte le parti in conflitto, compresi gli attori non statali, a porre fine e prevenire le violazioni contro i bambini. 

Per rafforzare l’assunzione di responsabilità, le parti in conflitto elencate nel rapporto annuale del Segretario generale sui bambini e i conflitti armati sviluppano e attuano Piani d’Azione con azioni specifiche, concrete e vincolate nel tempo per stabilire misure sostenibili per proteggere i bambini dall’impatto dei conflitti. Tra il 2005 e il 2021, sono stati firmati dalle parti in conflitto un totale di 37 Piani d’Azione in 17 situazioni di conflitto. Circa il 70% dei Piani d’azione è stato firmato con attori non statali, mentre il restante 30% è stato firmato con attori statali. Il rapporto presenta diversi esempi che evidenziano il valore fondamentale e l’impatto dei Piani d’Azione nel produrre cambiamenti positivi per i bambini, sia nell’immediato che nel lungo periodo, oltre a delineare sfide e ostacoli. 

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Il sempre crescente numero di attori non statali armati, lo sviluppo e l’impiego di nuovi mezzi e metodi di guerra, l’uso di ordigni esplosivi improvvisati e altre armi esplosive, in particolare nelle aree popolate, sono solo alcuni dei molti fattori che contribuiscono a creare sfide senza precedenti per la protezione dei bambini in situazioni di conflitto armato.  

Il rapporto mostra anche che: 

  • I bambini provenienti da contesti più poveri e i bambini con status o caratteristiche specifici  – compresi i rifugiati, gli sfollati interni e i bambini indigeni, fra gli altri – continuano a essere maggiormente esposti a un maggiore rischio di gravi violazioni. 
  • I dati disaggregati per sesso disponibili indicano che gli episodi verificati di gravi violazioni hanno principalmente colpito i ragazzi. Per esempio, nel 2020, i ragazzi rappresentavano il 73% delle vittime tra i bambini, la maggior parte vittime di reclutamento e uso (85% ragazzi), rapimento (76% ragazzi), uccisione e mutilazione (70% ragazzi). Le ragazze invece rappresentavano un quarto (26%) di tutte le vittime tra i bambini e il 98% fra i bambini vittime di stupro e altre gravi forme di violenza sessuale.
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