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I 70 anni dei comunisti italiani tra piazze, lotte e leader: un libro di foto

Marco Delogu e Francesco Giasi hanno raccolto uno straordinario “album” con ben oltre 200 scatti anche inediti. Che parla di storia, ideali e alla politica del nostro tempo

<picture> I 70 anni dei comunisti italiani tra piazze, lotte e leader: un libro di foto </picture>
Roma, 1974. Conferenza stampa di Enrico Berlinguer all’Associazione Stampa Estera (21 maggio). Fondazione Gramsci, Archivio fotografico del Partito comunista italiano, Roma. Dal libro “In movimento e in posa. Album dei comunisti italiani”

Stefano Miliani

13 Gennaio 2022


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Non vediamo soltanto capitoli di storia del nostro Paese, nelle oltre 200 foto raccolte nelle pagine del libro “In movimento e in posa. Album dei comunisti italiani” (Marsilio editori, 2021, pp. 280, con 250 illustrazioni a colori e b/n, euro 39): dalle manifestazioni di piazza ai leader, dalle riunioni nei circoli agli incontri, basta guardare attentamente per vedere tanto la storia quanto altro: possiamo vedere speranze, ideali, proclami di vittorie elettorali che poi sono rimaste provvisorie come battaglie che hanno cambiato in meglio la penisola, la vita della categoria ormai frantumata dei “lavoratori” e delle donne.

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Un viaggio negli ideali
Marco Delogu, fotografo, fondatore e direttore artistico del festival romano FotoGrafia, e Francesco Giasi, direttore della Fondazione Gramsci, studioso del pensiero politico, con la cura di questo volume hanno compiuto un lavoro magistrale. Che a una occhiata frettolosa potrebbe sembrare un percorso venato di nostalgia, un viaggio nei decenni in cui gli ideali valevano una battaglia a viso aperto. Invece è un lavoro storico – critico e nella scelta da archivi ufficiali e privati degli scatti, alcuni inediti, Delogu e Giasi hanno scelto di interpretare una storia con i suoi alti e i suoi bassi, spesso vista dall’interno: scorrono decenni di confronti pubblici dalla propaganda di partito all’obbiettivo puntato su leader come Enrico Berlinguer in una conferenza stampa affollatissima o Palmiro Togliatti durante un comizio in una piazza Signora a Firenze da quello spazio monumentale che è la Loggia dei Lanzi con la gente appesa su ogni pietra.

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Venezia, 1972. Comizio per le elezioni politiche del 7-8 maggio. Foto di Martine Frank. Magnum Photos. Dal libro “In movimento e in posa. Album dei comunisti italiani”

Le foto non dicono il trauma del 1956
Non sempre le foto possono dire tutto. Nel paragrafo nel saggio introduttivo sull’anno in cui l’Unione sovietica invase l’Ungheria e mostrò il suo volto imperialista, Giasi scrive: “Non ci sono immagini che possano restituire gli effetti dei traumi subiti dai militanti nel 1956. Le rivelazioni su Stalin – adorato come una divinità e seppellito con tutti gli onori del capo impareggiabile appena tre anni prima – produssero il primo choc”. La storia del Pci non manca di contraddizioni, errori anche pesanti, rileva lo studioso.

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La politica è partecipazione
Il fotografo e lo storico hanno compiuto un lavoro di scavo con lo sguardo dell’oggi e quindi anche del nostro oggi ci parlano. Cosa ci dicono? Tra tante cose forse che un confronto diretto con le persone, un ritrovarsi insieme fisico, concreto, invece di restare incastrati davanti al computer, implica un confronto che nutre la vita civile. Un ritorno al passato non servirebbe, Delogu e Giasi non lo auspicano, la rivoluzione di internet è in corso, tuttavia queste pagine ci parlano della politica intesa come partecipazione, tanto per riprendere una parola cantata da Giorgio Gaber.

Roma, 1979. Nilde Iotti e Alessandro Natta al Comitato centrale del Pci (3 luglio). Foto di Edgardo Antonucci. Fondazione Gramsci, Archivio fotografico del Partito comunista italiano, Roma. Dal libro “In movimento e in posa. Album dei comunisti italiani”

Dai cortei agli sguardi rivelatori
Dalle manifestazioni di piazza come il fiume vastissimo che attraversa Roma per i funerali di Berlinguer a una manifestazione piena di ombrelli aperti a Venezia; da Renato Guttuso mentre ritrae il poeta e Nobel cileno Pablo Neruda agli scatti di maestri come Robert Capa, Margaret Bourke White o David Seymour; dalla della brigata di partigiani Garibaldi “Bianconcini” durante il rancio nell’ultima guerra a Gianni Rodari davanti a una macchina da scrivere nella redazione del quotidiano fondato da Antonio Gramsci (chiuso peraltro ignobilmente dal giugno 2017), queste pagine trasudano di passione. Di smacchi e di risalite. Gli sguardi dei protagonisti contano molto. Si vede spesso la speranza di cambiamenti reali nella società italiana. All’inverso, Gianni Berengo Gardin in piazza San Marco a Venezia con tocco magistrale cattura il volto sgomento di un signore elegante a un tavolino mentre un suo amico legge la prima pagina dell’Unità che proclama a caratteri cubitali la “vittoria” del P.C.I. a una tornata elettorale del 1963 con 7 milioni e 763mila voti conquistati alla Camera. Sia andata così o meno, lo scatto fa immaginare lo sconcerto dell’alta borghesia di fronte alla possibilità di vedere i comunisti a Palazzo Chigi.

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Roma, primi anni sessanta. Gianni Rodari nella redazione romana de «l’Unita». Fondazione Gramsci, Archivio fotografico del Partito comunista italiano, Roma. Dal libro “In movimento e in posa. Album dei comunisti italiani”

« Raccontiamo una storia e la relazione tra partito e fotografia»
La storia ha preso vie imprevedibili, lo sapete bene. “In movimento e in posa. Album dei comunisti italiani” copre gli anni dalla nascita del partito comunista italiano nel 1921 a Livorno allo scioglimento del 1991, passando attraverso il fascismo, la Resistenza, i cortei dei lavoratori e quelli per i diritti, le contraddizioni. «Nel progettare questo libro fotografico per il centenario della nascita del Partito comunista italiano – scrivono Delogu e Giasi – abbiamo cercato di coniugare una duplice esigenza: da una parte raccontarne la storia dalle origini allo scioglimento, provando a esibire i caratteri originali, più o meno mutati nel corso degli anni; dall’altra selezionare quelle foto in grado di testimoniare la relazione tra il partito e la fotografia, soprattutto dalla Liberazione in avanti». I due autori hanno sanno di aver compiuto un’opera collettiva.

Roma, 1951. Pablo Neruda posa per Renato Guttuso; a destra Plinio De Martiis. Foto di Antonello Trombadori. Cortesia di Duccio Trombadori. Dal libro “In movimento e in posa. Album dei comunisti italiani”

L’epilogo del 1991 con Occhetto
Nell’opportuna cronologia i curatori Maria Luisa Righi e Gregorio Sorgonà arrivano al massacro di piazza Tienan-men a Pechino del 1989 fino allo scioglimento del 1991 indicato dall’ultimo segretario, Achille Occhetto a Bologna nel 1989 e decretato da un referendum tra gli iscritti. Quanta di quella eredità è rimasta nella politica degli anni successivi? È una domanda essenziale. Il discorso infine è che queste immagini parlano anche a chi allora non era neppure nata o nato. Non guasterà ripeterlo: il libro non evoca “bei tempi andati”, è un atto storico e critico, è un atto ragguardevole.

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