Non li sottovalutiamo più, i fascisti scalpitano dietro le nostre porte

Emanuele Fiano promotore del ddl sull'apologia del fascismo e figlio di Nedo, deportato di Auschwitz, ci racconta una vita sotto scorta: "Molti gli errori della Ue e della sinistra"

Contro l'apologia del fascismo: ll ddl Fiano

Contro l'apologia del fascismo: ll ddl Fiano

Daniela Amenta 13 novembre 2017

Emanuele Fiano, deputato del Pd, vive sotto scorta. Ogni volta che si sposta in Italia con lui si muovono, si mobilitano in sincrono i presidi dei fascisti, le bandiere nere, le scritte infami. Sui social è sotto costante attacco, le aggressioni di Massimo Corsaro di Direzione Italia ne sono una prova inconfutabile. Figlio di Nedo, deportato di Auschwitz, è il promotore di un ddl sulla propaganda fascista. Un tema vecchio? Antico? Archiviato? Leggete la cronaca. Mai come ora i fascismi sono sclapitanti, vivi, e pronti a prendere a calci la storia. 
Onorevole, il nazifascismo sta ritornando in Europa? O non se ne era mai andato?
Le ideologie si legano sempre a fasi storiche. E questo è il momento di un grande spolvero di temi, pensieri, azioni che pensavamo sepolti e cancellati. L'humus è spesso l'indifferenza. Qui proliferano animosità, razzismi, intolleranze. Il problema è che l'Europa ha fatto poco, tanto che i fascismi si sono radicalizzati e hanno sempre più connotazioni internazionali. Scriveva Antonio Gramsci nei Quaderni dal carcere: "La crisi consiste appunto nel fatto che il vecchio muore e il nuovo non può nascere: in questo interregno si verificano i fenomeni morbosi più svariati'. Questo è il momento dell'interregno. I fascismi si appropriano di ogni fragilità sociale, la usano come grimaldello, si propongono in questa area grigia e complessa come risolutori apparenti. La paura delle migrazioni, per esempio,  è uno dei loro passepartout che cavalcano tra demagogia e terrorismo ideologico. E lo fanno bene, purtroppo.
La sinistra però non ha alzato la testa, non li ha contrastati.
Certi segnali sono stati  sottovalutati. Troppo lassismo. E' vero. E' stato minimizzato ad esempio un tema segnalato dal sociologo Alessandro Del Lago e che io sposo in pieno: ovvero la rivoluzione digitale. I nuovi leader della destra dialogano direttamente con l'interlocutore, saltando le intermediazioni delle istituzioni, le procedure democratiche. Quindi ci troviamo a doverci confrontarci con Forza Nuova e CasaPound, gente che non avrebbe legittimittà, né storica, né Costituzionale. Eppure hanno consiglieri, hanno un sindaco. Cavalcano paure, fame. Danno soddisfazione al terrore. E' un cortocircuito della rappresentanza democratica.
Il suo ddl sull'apologia del fascismo a che punto è?
In commissione al Senato abbiamo i numeri. L'unico problema è il calendario. Speriamo di fare prima possibile.
Rispetto agli ultimi episodi di intolleranza, cosa le ha provocato più inquietudine?
Mi hanno angosciato allo stesso modo sia Marzabotto, dove un giovane calciatore ha fatto il saluto romano, che l'aggressione di una ragazzina a Torino, fino al caso del Trullo a Roma dove i neofascisti hanno impedito a una famiglia italiana, ma di origine eritrea, di prendere possesso della loro casa. Ma certo sono terrificato da Varsavia, questa marcia nera dei 60mila, perché questo è un segnale profondo, tellurico, importante, con una matrice internazionale non sottovalutabile e una risposta aggressiva all'europeismo. E' il nazionalismo più becero che risponde con uno schiaffo all'Europa,  alla globalizzazione, crea confini sempre più ristretti, chiude i limiti, non diaolga se non con il proprio specchio.  E in questo contesto, ma lo dico senza poter approfondire, anche le autonomie radicali non aiutano il processo di inclusione.
Suo padre è un sopravvissuto all'orrore di Auschwitz. Cosa le ha insegnato?
L'ottimismo e la speranza. Mio papà percepisce, sente, ogni intolleranza come fosse un suo problema personale. E' rimasto vivo in un lager con le ultime briciole di forza. E' un uomo animato ancora da un grande fede nei confronti dell'umanità, sensibile a ogni ingiustizia o prevaricazione che vive come una personale ferita. E' testimone universale di una tragedia immane. Si oppone ancora a ogni discriminazione. Mio padre non è mai stato indifferente.
E noi odiamo gli indifferenti.
Sì. Giusto.
Lei ha paura onorevole? Gli insulti? Le minacce la spaventano?
A volte. Ma ho speranza. Non solo come testimonianza di principio, sa, ma come realtà. L'altro giorno a Legnago abbiamo trovato sigillata la serratura dello spazio dove avremmo dovuto tenere un incontro. Lo abbiamo fatto lo stesso. Si alimenta anche così la speranza, mi creda.