D'Alema accusa il governo: abbiamo affidato i respingimenti alle milizie libiche

Il blocco dei richiedenti asilo, ha detto, si configura come un respingimento collettivo. Quanto stiamo facendo in Libia non è onorevole per il nostro Paese

Massimo D'Alema

Massimo D'Alema

globalist 12 ottobre 2017

Duro affondo di Massimo D'Alema alle politiche di accoglienza che l'Italia sta adottando e che a suo avviso configurerebbero una violazione di quella che chiama ''legge internazionale''.
"Il blocco in Libia di richiedenti asilo - ha detto nel corso di un evento politico a Palermo - si configura di fatto come un respingimento collettivo, che è proibito dalla legge internazionale. Se persino il Consiglio d'Eruopa chiede spiegazioni, lo fa a ragion veduta. E devo dire che le risposte del ministro Minniti non mi sembrano persuasive. Lui dice che non c'è respingimento, certo non lo facciamo noi, ma lo abbiamo affidato, a pagamento, alle milizie libiche, tutto questo non è onorevole per il nostro Paese". Secondo D'Alema, l'acccordo raggiunto dall'Italia in Libia avrebbe dovuto sottostare a due precise condizioni: ''Innanzitutto che i campi profughi fossero affidati alle nazioni unite e alle organizzazioni umanitarie, e non alle milizie'' e che ''l'Europa prendesse l'impegno di mandare i suoi funzionari lì e selezionasse persone che hanno diritto d'asilo".