Il brutto clima agostano della politica interna e internazionale

Le purghe di Trump, il Venezuela a rischio guerra civile e il nazionalismo di Macron.

Trump e Macron

Trump e Macron

Nuccio Fava 1 agosto 2017

Il 31 luglio è una data importante nella mia vita, legata al matrimonio dei miei genitori. Mia madre e mia nonna l’hanno raccontata spesso quella giornata di gioia e di festa protrattasi solo pochi giorni. Era la fine degli anni ’30 e mio padre stava concludendo la scuola di sanità militare a Firenze. Erano anni di esaltazione nazionalistica, di eccitamento per l’impero e l’ingresso in guerra. Specializzato in malattie tropicali mio padre fu spedito in Africa sulla rotte Siracusa, Malta, Tripoli. L’impreparazione e l’ignoranza dei comandi si risolsero ben presto in una catastrofe nonostante tanti gesti di valore, di generosità e di sacrificio.
Tutto questo mi torna in mente nel brutto clima di questo agosto con il suo caldo insopportabile e l’afa fastidiosa. Putin ha risposto con una clamorosa ritorsione alle accresciute sanzioni decise dal congresso Usa, facendo svaporare gli effetti distensivi che l’elezione di Trump avrebbe dovuto favorire. Nuvoloni con rischio di guerra civile sempre più probabile nel Venezuela di Maduro e dall’altra parte del mondo, tensione rinnovata nella Corea del nord dove la mediazione della Cina e la disponibilità della Corea del sud e in qualche misura della stessa Russia non producono risultati. Si rivelano senza fine i problemi del presidente Usa non solo all’interno, con la sostituzione-detituzione di ministri e collaboratori ad una velocità maggiore di quella del sindaco Raggi, anche perché Trump ha subito la sconfitta più cocente sulla tanto strombazzata riforma anti Obama nella sanità. Grave anche il contenzioso strisciante con l’Europa e la stessa Nato specie con la cancelliera Merkel, non compensato da qualche ammiccamento di possibile complicità da parte del presidente francese. Macron ha bisogno di nazionalismo e risolutezza per recuperare consensi e non perdere opinione pubblica ed elettori. Anche contraddicendo l’impronta europeista della campagna elettorale e aprendo una brutta partita con l’Italia in tema di cantieristica. Un tema importante e delicato che mette in gioco valori di correttezza e lealtà, aggirati furbescamente con il richiamo di superiori interessi nazionali e di problemi strategici e di sicurezza. Il governo italiano ha assunto una posizione ferma, seriamente motivata senza isterismi e minacce di ritorsioni. Singolare però la dichiarazione di amicizia fraterna da parte di Renzi “non sarò mai contro Macron, la responsabilità è del governo italiano debole e con breve prospettiva. Se avesse vinto il referendum la situazione sarebbe ben diversa”. Sorprendente da ogni punto di vista un simile ragionamento fatto dal leader che dovrebbe sentire il massimo grado la responsabilità di favorire equilibrio e stabilità di governo in una fase così precaria. Mentre il segretario Pd discettava alla versiliana le profondità del suo libro, gli alpini della val Camonica facevano memoria dei 100 anni della guerra ’15-’18, dei sacrifici della fedeltà ai valori della patria e della pace da conquistare e riconquistare di continuo. Gli alpini, citando le parole del re Salomone, chiedevano per i governanti capacità di discernimento e cuore docile. Valori piuttosto assenti nella bagarre politica prevalente caratterizzata dalla solitudine autistica di ciascuna forza politica interamente assorbita dalla paura delle elezioni senza avvertire davvero almeno l’urgenza di un confronto serio sulla nuova indispensabile legge elettorale.