Gli effetti del cambiamento climatico sulle tempeste di fulmini

Una nuova ricerca sull’incidenza delle tempeste di fulmini in relazione al riscaldamento terrestre mette in discussione i risultati di studi precedenti

Tempesta di fulmini

Tempesta di fulmini

Ilaria Marciano 13 febbraio 2018Globalscience

Il riscaldamento terrestre ridurrebbe l’incidenza delle tempeste di fulmini. Tale riduzione potrebbe influire positivamente sulla frequenza degli incendi, specialmente in regioni tropicali, e influenzare il modo in cui i gas serra presenti nell’atmosfera contribuiscono al cambiamento climatico. A suggerirlo, un nuovo studio pubblicato su Nature, condotto dall’Università di Edimburgo.


La ricerca prevede entro il Ventunesimo secolo un calo del 15% del numero medio di fulmini in tutto il mondo, qualora le temperature globali rientrino nella fascia più alta. Per calcolare le probabilità di incidenza di lampi e tempeste gli scienziati hanno utilizzato un nuovo metodo. A differenza dei calcoli tradizionali su scala globale, che si basano sull'altezza delle nuvole, il loro approccio tiene conto del movimento di minuscole particelle di ghiaccio che si formano e si muovono all'interno delle nuvole. Le cariche elettriche si accumulano in queste particelle di ghiaccio e in goccioline d'acqua fredda e grandine formata all'interno delle nuvole e vengono poi scaricate durante le tempeste, dando origine a lampi e tuoni. Secondo le stime, circa 1,4 miliardi di lampi di luce si verificano ogni anno in tutto il mondo.


Gli ultimi risultati, che rappresentano un aumento di 5 °C delle temperature medie globali entro il 2100, mostrano che in media i fulmini si verificheranno in maniera sempre più limitata in futuro, in contrasto con gli studi precedenti.

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