Dieci anni di denunce inascoltate. E ora ci dite che a Ostia esiste la mafia?

Riflettori accesi a intermittenza. Giornalisti sul campo, cittadini, perfino i presidi dello Stato in perfetta solitudine. Poi un'infame aggressione accende l'indignazione. La storia della preside vessata

Ostia, terra di confine

Ostia, terra di confine

globalist 14 novembre 2017

di Roberto Valdes

Se Roberto Spada non avesse aggredito la troupe Rai non ci sarebbero state fiaccolate, cortei, manifestazioni. Non sarebbe arrivato lo Stato, il ministro Minniti in primis, a monitorare con le truppe delle forze dell'ordine le lezioni di Ostia. E Ostia sarebbe rimasta come sempre accaduto in questi anni, una breve in cronaca. La mafia in fondo è questo, ci perdonino i civilissimi abitanti di Ostia, i giornalisti che si oppongono - la collega di Repubblica Federica Angeli in primis -. La mafia è sapere e non dire. Non dire mai. Minimizzare. tralasciare. Dimenticare.


Ora è venuto il momento della denuncia, la diga della paura che si rompe. I riflettori che finalmente si accendono.


Questa è la storia di Lucia Salvati è una preside in pensione, abita all'Infernetto, poco distante da Ostia. Ha 76 anni, e ha trascorso gli ultimi 12 a combattere contro il clan Spada. Che all'improvviso, ora, tutti conoscono. Dieci anni fa Armando Spada, uno dei capi del clan che spadroneggia, si presentò sotto casa di Lucia Salvati urlando e minacciando lei e i figli per spalleggiare i vicini che avevano compiuto abusi edilizi nella villetta accanto. Questa anziana signora per bene dopo decine di denunce inascolatate, dice: "Vidi l'indifferenza se non la collusione delle istituzioni- Avevo denunciato fin dal 2005 gli abusi edilizi della coppia di vicini, compiuti con lavori assordanti e in spregio di tutte le regole - racconta la professoressa -. Avevano diviso la loro bifamiliare in 4 appartamenti e costruito un'abitazione abusiva dietro, affittata a immigrati. Le denunce andarono a vuoto, ma il 9 gennaio 2007 questo energumeno arrivò urlando 'Vi ammazzo tutti, gli amici miei li dovete lasciare stare". Non sapevo chi fosse, minacciò i miei due figli; dopo abbiamo scoperto che era Armando Spada". Si tratta del cugino di Carmine e Roberto Spada: il primo, detto Romoletto, è il capoclan condannato a 10 anni per estorsione con l'aggravante del metodo mafioso, e il secondo autore della testata al giornalista Daniele Piervincenzi.