Dopo Tiziana, un'altra vittima di un video e un ricatto sessuale: aveva solo 22 anni

Questa volta siamo in Sardegna, a La Maddalena. Una ragazza si è uccisa e sembra che dietro questo gesto doloroso e terribile ci sia ancora una volta il solito maledetto video arrivato nelle mani sbagliate.

Barista suicida, spunta il video: c'era un ricatto a sfondo sessuale

Barista suicida, spunta il video: c'era un ricatto a sfondo sessuale

Claudia Sarritzu 14 novembre 2017

Dopo Tiziana Cantone si era detto mai più. L'avevamo detto tutti: giornalisti, liberi cittadini, politici, in tv, per strada, in famiglia, tra amici. Mai più uccidersi per un video intimo che diventa pubblico, rimbalza ovunque e rovina la vita di una donna per sempre.


Questa volta siamo in Sardegna, a La Maddalena. Una ragazza si è uccisa e sembra che dietro questo gesto doloroso e terribile ci sia ancora una volta il solito maledetto video arrivato nelle mani sbagliate. E' infatti pare alla base della decisione tragica, senza appello, ci sia u ricatto a sfondo sessuale. Lo crede la Procura di Tempio che sta indagando sulla tragica notte fra il 4 e il 5 novembre, quando la barista, di soli 22 anni di Porto Torres, si è tolta la vita.


La svolta nelle indagini èrrivata oggi. Il pubblico ministero di Tempio, Gianluigi Dettori, ha trovato la conferma all'ipotesi investigativa di un ricatto e sul tavolo del magistrato ci sono i primi nomi sui quali lavorare.


Il fascicolo per la presunta istigazione al suicidio, aperto dopo la tragica fine di una barista di Porto Torres potrebbe avere prestissimo i primi indagati.


I carabinieri hanno sentito alcune persone che saprebbero molte cose, probabilmente per conoscenza o esperienza diretta, riguardo alle immagini hard che hanno sconvolto la vita della giovane. Non è escluso che tra loro ci siano le persone che hanno filmato la barista, forse a sua insaputa, durante un rapporto sessuale. Gli inquirenti avrebbero trovato le prove anche in alcuni sms, nei quali la giovane, giorni prima del suicidio, racconta di essere stata ricattata. In quei messaggi c'è la disperazione e l'angoscia della ragazza che aveva parlato con delle amiche per cercare sollievo, raccontando il suo dramma.


In questo Paese si processa Marco Cappato per istigazione al suicidio, quando ha solo aiutato un uomo, sofferente e malato terminale, ad andarsene come lui desiderava, con dignità. E invece - ci permettiamo di suggerire - chi indaga dovrebbe andare anche  nelle scuole a educare i giovani e a prevenire questi atti di violenza, spesso sui corpi delle donne. Perché è mai più un momento di intimità si trasformi in un incubo da cui scappare solo togliendosi la vita. Lo Stato si preoccupi e occupi delle vere istigazioni al suicidio, legiferando in modo che questa ragazza sia realmente l'ultima a compiere un gesto così assurdo e terribile, frutto di solitudine e disperazione.
Mai più, ma per davvero.