Così il Papa incoraggia i tanti preti che lottano per la legalità e contro le mafie

Francesco sa che corruzione e mafia camminano a braccetto, e l'una e l'altra non possono stare dentro la Chiesa

Papa Francesco

Papa Francesco

Onofrio Dispenza 17 giugno 2017

Leggevo qualche giorno fa che una della strade che magistrati ed investigatori tengono in gran conto per arrivare a Matteo Messina Denaro è seguire i rigagnoli della corruzione. Questo Papa venuto dal Sud del mondo sa bene che il rapporto strettissimo tra corruzione e mafie è il legame che domina il male nel mondo. Si sa, la questione non è solo italiana o del Sud d'Italia. Chi ancora oggi lo crede può essere solo in mala fede, e di fatto essere complice del sistema criminale. Si corrompe per dominare in politica, si corrompe per fare incetta di appalti ed arricchirsi oltre ogni limite, si corrompe per trafficare in droga. E con i soldi della droga si comincia un'altra parabola che porta a dominare interi Paesi, lo insegna quel Sud America che vide Bergoglio vescovo.
La notizia si sa: il Papa ha messo insieme una cinquantina di personalità, tra questi magistrati e studiosi dei fenomeni criminali, e sta portando in porto una scomunica per mafiosi e corrotti. Insieme, perché la Chiesa di Francesco sa leggere le cose nel loro insieme. Un po' come iniziarono a fare Falcone e Borsellino, come fecero i colleghi del pool antimafia, quando capirono che i fascicoli delle inchieste dovevano essere messi tutti sul tavolo, insieme, per realizzare un puzzle che desse il volto e il nome di chi la verità aveva frantumato in coriandoli perché nessuno la realizzasse, perché nessuno ci arrivasse.
Francesco sa che corruzione e mafia camminano a braccetto, e l'una e l'altra non possono stare dentro la Chiesa. E che tra gli uomini di Chiesa non può esserci uno solo che sia sospettato di conoscere e promuovere la corruzione. Tanto meno la mafia, quella che ha ucciso don Puglisi e scritto nella lista nera tanti preti che nel territorio ogni giorno sono protagonisti di straordinari progetti di legalità. Il progetto di legalità e di fede di Francesco ha radici profonde che la corruzione che pure a volte si è attaccata alle pareti interne della Chiesa come una muffa, un fungo velenoso, non è riuscita ad intimidire. Nella decisione e nelle mosse decise di Papa Bergoglio ci sono le parole urlate da Giovanni XXIII nella Valle dei Templi, ma anche il grido di dolore nella Cattedrale di Palermo quando Pappalardo vedeva che Sagunto veniva espugnata, e il percorso alla santità voluto per il giudice ragazzino, quel Rosario Livatino ucciso perché intendeva la giustizia come componente della sua fede di cattolico praticante.
Nelle decisioni del Papa c'è la risposta e l'incoraggiamento ai tanti preti che ho incontrato a Palermo e in altre realtà della Sicilia, pronti a guarire con l'esempio e la parola di Dio le ferite e gli oltraggi agli uomini ad opera dei veri "malavitosi" del nostro tempo. Non a caso Francesco ha messo a capo della Chiesa siciliana un parroco. Pastore di greggi da difendere dai lupi. Intervistato dal giornalino di una scuola, Giovanni Falcone ebbe a dire: "La mafia è l'emblema della corruzione". E Paolo Borsellino, sempre rivolgendosi ai giovani, ai ragazzi di un istituto tecnico di Bassano del Grappa, guardava al potere mortale della corruzione quando invitava la politica a rimuovere chi al suo interno era divenuto inaffidabile.
Abbiamo spesso portato ad esempio del Male l'intreccio che da tempo si consuma a Trapani, scenario dell'infinita latitanza di Matteo Messina Denaro, certamente aiutato da politici, uomini danarosi, fatti ricchi dalla corruzione con la copertura della mafia. E dagli uni e dagli altri uniti sotto lugubri cappucci. Ebbene, in queste ore a Trapani, proprio a Trapani, si consuma un fatto politico che dietro i canoni della commedia nasconde un tragico e pericoloso declino della democrazia. Si va al ballottaggio, e uno dei due candidati, inquisito e tant'altro, non presenta la lista degli assessori per essere tagliato fuori dal ballottaggio. Per fare fallire il ballottaggio e le elezioni. Per non permettere che l'altro candidato possa prendere il posto che all'inizio della gara era lui che voleva conquistare. Chi correrà da solo, se così sarà deciso dagli organi a tutela del voto, dovrà sperare che alle urne ci vada il 50 per cento degli aventi diritto al voto più uno. Difficile, perché già al primo turno la soglia dei votanti è stata poco più del 50 per cento. Si fa scempio della democrazia per il potere e col potere poter aprire le porte a corrotti, mafiosi e fratelli di cappuccio. Tutti battezzati, che si sono sposati in chiesa e che in chiesa hanno battezzato i loro figli, sposato le loro figlie, pianto i loro familiari. Chiudete loro in faccia quella porta , sembra urlare papa Francesco. La giustizia di Dio può arrivare prima di quella degli uomini.


Onofrio Dispenza