A Trapani il bunga bunga dei poveri

Dopo il Consiglio comunale al sexy night. Politica locale alla Cetto La Qualunque, “cchiù pilu pi tutti” a Trapani per concordare affari e cementare alleanze politiche.

redazione 24 aprile 2012
[b]di Rino Giacalone [/b]



Una fuga al sexi night dopo una serata di lavoro in Consiglio comunale. Fin qui niente da dire, scelte personali e che non incidono sul ruolo politico. Ma se dalla fuga si passa ai “favori” sempre concessi a chi si occupava del sexi night qualcosa comincia a cambiare. E se i favori sono intercessioni per evitare grane con il fisco o anche il modo per “conquistare” elettori certamente lo scenario cambia. E cambia in modo pesante perché il protagonista di questa vicenda, il consigliere comunale di Trapani, Giuseppe Ruggirello, ex An, poi Pdl, adesso Grande Sud, noto per essere stato referente della federazione italiana gioco calcio, durante il mandato consiliare è stato arrestato. Quando è stato rilasciato ha potuto partecipare ai lavori consiliari obbligato a seguire un preciso percorso da casa al Municipio, e adesso, ricandidato, si trova con una richiesta di rinvio a giudizio.



Quando scoppiò il caso al solito a Trapani non c’è stata molta indignazione, erano i giorni in cui sulla stampa dilagava il bunga bunga di Arcore, per cui quel consigliere che era cliente abituale di un sexi night che avrebbe celato anche un giro di prostitute, non faceva scandalo, ma quasi quasi si diceva che rientrava nella normalità della “nuova” politica. La squadra Mobile di Trapani fece gli arresti e scoprì che dentro due locali a luci rosse c’erano delle stanze private dove avvenivano gli incontri tra i clienti e le donne quasi tutte di nazionalità russa: in queste stanze gli incontri si facevano con grande intimità, e nella maggior parte delle occasioni c’era la possibilità per il cliente di continuare la serata fuori da locale, in alberghi o in case private.



Tutte cose ovviamente dietro sostanziosi corrispettivi e la maggior parte dei soldi finivano nelle mani dei gestori. Giuseppe Ruggirello per questa storia finì ai domiciliari, funzionario dell’agenzia delle entrate per lui le regole erano diverse, avrebbe ricevuto favori sessuali in cambio delle “coperture” che avrebbe garantito ai proprietari dei locali, protetti dall’esigente fisco. A incastrarlo le intercettazioni anche quella nella quale avrebbe concordato che in cambio dell’aiuto per una verifica ai titolari di un bar avrebbe avuto il sostegno alle ultime elezioni amministrative. Corruzione e concussione le accuse per le quali ora la Procura ha chiesto il rinvio a giudizio.



La cosa divertente è quella che i dopo-consiglio non erano solo cosa per Ruggirello, ma anche di altri consiglieri che si dichiarano ora ignari di quello che si celava dietro quelle serate di relax tra donne pochissimo vestite. Nella stessa indagine c’è un altro politico coinvolto, l’ex presidente del Consiglio comunale di Trapani, Leonardo Gianno, da medico, si sarebbe dato da fare per aiutare il “collega” -politico- Ruggirello per un paio di certificati medici al figlio di questi al quale interessava giustificare e ottenere il rinvio delle prove attitudinali per un concorso bandito dai vigili del fuoco. Il figlio non era malato affatto e la Polizia lo ha potuto vedere impegnato negli stessi giorni sui campi di calcio a fare da arbitro. Figlio e medico sono andranno anche loro dinanzi al gip.



Viene da pensare al famoso divertente slogan elettorale di Cetto La Qualunque, “cchiù pilu pi tutti”, proprio così, a Trapani la regola per diversi politici era diventata questa, e i due sexi night finiti nell’indagine si è scoperto erano molto bene frequentati da politici e professionisti alla ricerca della distrazione utile per dimenticare le grane della giornata. In Consiglio comunale accadeva anche che sapendo della serata organizzata c’era chi faceva fretta per tagliare corto sui temi in discussione e così arrivare presto alla conclusione della seduta. E poi per alcuni scattava la serata a luci rosse.



A incastrare Ruggirello le intercettazioni telefoniche, lui che parlava al telefono col titolare di uno dei locali appunto delle ispezioni e del loro esito: “Perché non sanno dove è che si devono. . . Perché li abbiamo fregati precisi. Hai capito?”.