In Italia riciclati in venti anni 50 milioni di tonnellate di imballaggi

Nel suo 20esimo compleanno il Conai presenta i suoi risultati: evitata l'apertura di 130 discariche e l'emissione di oltre 40 milioni di tonnellate di Co2.

Impresa impegnata nel riciclo

Impresa impegnata nel riciclo

Desk3 18 maggio 2017

Ha riciclato 50 milioni di tonnellate di rifiuti di imballaggio, evitato l'apertura di 130 discariche di medie dimensioni e l'emissione di oltre 40 milioni di tonnellate di CO2. Questo il bilancio dei 'primi' 20 anni del Conai (Consorzio per il recupero degli imballaggi) e del sistema dei consorzi, presentato oggi nel corso dell'Assemblea pubblica a Roma, promossa con la Fondazione per lo sviluppo sostenibile.
Un compleanno in pompa magna che mette in chiaro il balzo in avanti, dal 1998 al 2016: si è passati da poco meno di 190mila tonnellate nel 1998 mentre nel solo 2016 - prosegue il report di Conai - complessivamente, è stato avviato a riciclo il 67,1% dei rifiuti di imballaggio per un totale di 8,4 milioni di tonnellate (più 2,8% sul 2015).
In 20 anni, il tasso di riciclo in Italia è cresciuto più del doppio rispetto alla media dell'Unione europea, colmando il divario di 15 punti percentuali che il nostro Paese scontava, con un avvicinamento delle performance al modello di riferimento in Europa.
In particolare, il contributo del riciclo dei rifiuti di imballaggio ha permesso il risparmio, nel solo 2016, di 19 TWh (Terawattora) di energia, pari al consumo di ben 11 centrali termoelettriche. Dal punto di vista economico, invece, il riciclo gestito da Conai e dai consorzi di filiera ha generato nel 2016 benefici per 901 milioni di euro. Inoltre considerando anche la quota di recupero energetico, il 78,2% degli imballaggi immessi al consumo in Italia è oggi sottratto alla discarica.
A parte la montagna di materiale recuperato, il Rapporto chiarisce che nel 2016, grazie all’avvio a riciclo dei rifiuti di imballaggio, è stata risparmiata energia primaria per 19 TWh, pari al consumo di 11 centrali termoelettriche di potenza superiore a 1 GWh, mentre il recupero energetico ha consentito la produzione di energia elettrica per 140 GWh. Inoltre, grazie all’avvio a riciclo sono state risparmiate emissioni di CO2 per 3,6 milioni di tonnellate, con un valore complessivo in 20 anni pari a 40,6 milioni di tonnellate.
Dal punto di vista economico, invece, il riciclo gestito da CONAI e dai Consorzi di Filiera ha generato nel solo 2016 benefici per 901 milioni di euro, a cui si possono aggiungere ulteriori 104 milioni di euro di benefici indiretti derivati dalla mancata emissione di 3,6 milioni di tonnellate di CO2. Dal 1998 ad oggi, il beneficio economico generato dal risparmio di CO2 è quantificabile in 1,2 miliardi di euro.


In 20 anni siamo riusciti a trasformare un problema ambientale, il conferimento di rifiuti in discarica, in un’opportunità di sviluppo economico per il Sistema Paese” ha commentato Walter Facciotto, Direttore Generale di CONAI. “Lo sviluppo del riciclo degli imballaggi ha infatti contribuito a rendere florido un settore, quello della gestione dei rifiuti, che conta oggi 6.000 imprese e 155.000 addetti, e che ha continuato a crescere anche in periodo di recessione. Inoltre, a questi numeri dobbiamo aggiungere ulteriori 3.000 imprese e 180.000 addetti che hanno la loro ragione d’essere proprio nel recupero dei materiali”.
“La sfida che siamo chiamati ad affrontare oggi è la transizione da un modello di consumo lineare ad uno circolare per uno sviluppo sostenibile duraturo” ha aggiunto Roberto De Santis, Presidente di CONAI. “Una volta completato l’iter europeo, il nostro Paese potrà cogliere l’occasione, come già fece nel 1997, per creare uno scenario favorevole all’ulteriore miglioramento delle performance di riciclo e recupero. Nel processo di ammodernamento del quadro normativo, continuando a tenere fermi i principi del ‘chi inquina paga’, della responsabilità estesa del produttore e dell’universalità del servizio, un ruolo guida dovrà essere mantenuto da un sistema di natura privatistica e non lucrativa, che garantisca l’autonomia necessaria per la determinazione degli oneri economici a carico delle imprese e, al contempo, l’impegno a intervenire lungo l’intero ciclo di vita degli imballaggi”.