Usa, così la multinazionale del legno vuole piegare Greenpeace

La Resolute Forest Products ha portato davanti al tribunale Usa l'associazione ambientalista per la sua campagna in difesa delle foreste boreali.

Foresta

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Desk2 17 maggio 2017

Quando la lotta per l'ambiente e per un posto più dignitoso in cui vivere pesta i piedi alle multinazionali, capita che anche a Greenpeace venga chiesto un risarcimento di 200 milioni di euro. La sua colpa? La difesa delle foreste boreali. La ong è stata citata davanti a un tribunale degli Stati Uniti con questa richiesta di indennizzo da Resolute Forest Products, una multinazionale che ha deciso di rispondere così alla richiesta degli ambientalisti di adottare politiche sostenibili di taglio della foresta in Canada.


Greenpeace è stata accusata presso la Corte distrettuale della Georgia del Sud di diffamazione e di violazione della Racketeer Influenced and Corrupt Organizations Act, la legge Rico, una norma promulgata da Nixon nel 1970 per combattere il crimine organizzato.


Così l'azienda della carta e del legno, la Resolute Forest Products, sta cercando di intimidire chi suggerisce una gestione sostenibile delle foreste.


Resolute Forest Products è la principale società canadese del settore del legno e della carta. Ha sede in Canada, a Montreal, e fornisce carta per la produzione di libri, riviste, giornali, cataloghi, volantini, elenchi telefonici. Per farlo, però - accusa Greenpeace - gestisce in maniera non sostenibile vaste aree della foresta boreale canadese, violando i diritti delle popolazioni indigene che la abitano da sempre, devastando l'habitat e mettendo in pericolo specie, come il caribù, già minacciate.
La società sotto accusa ribatte capovolgendo la frittata. Greenpeace è accusata di frode perché "per anni ha indotto a donare milioni di dollari" per cause sbagliate. Resolute - afferma l'azienda nel suo ricorso legale - ha piantato un miliardo di alberi nelle aree boreali. Dunque non ha diminuito la capacità delle foreste di catturare anidride carbonica ma l'ha addirittura migliorata tagliando boschi e ripiantando alberi. Se le foreste boreali indietreggiano - continua Resolute - è colpa dell'urbanizzazione, delle centrali elettriche, delle strade, non delle motoseghe che tagliano gli alberi.


Non era la prima volta. Anche nel 2013, Resolute aveva intentato una causa per diffamazione per 7 milioni di dollari contro Greenpeace Canada e due membri del suo staff, causa ancora in corso. Non solo associazioni. Anche altri organismi indipendenti di audit ambientale come la Rainforest Alliance hanno subito le stesse tattiche aggressive da parte dell'azienda del legno e della carta.
Mai simili istanze avevano ottenuto il sostegno della magistratura. Fino ad oggi. Benvenuti nell'ambientalismo nell'era Trump.